Riflessioni da vecchi: si stava meglio quando si stava peggio?

Leggendo una bella riflessione su ign.it proprio su questo argomento, mi sono posto anche io, per l’ennesima volta, tale quesito e, nonostante il mio essere un retrogamer abbastanza sfegatato, mi sono ritrovato d’accordo con quanto si può leggere nell’articolo a cura di Ualone. Quindi, meglio il mondo del gaming moderno o quello passato? In preda alla nostalgia dei tempi che furono potrei subito rispondere che si stava meglio prima, ma fermandomi a riflettere sull’ argomento, tale risposta si sgretola divenendo aurea proprio come i ricordi, fatti di sensazioni ed emozioni, facenti parte del passato e prende quindi forma la mia idea del presente, solido e tangibile.Tutto deve essere considerato: grafica, gameplay, emozioni sonore e visive ed un parametro fondamentale qual è il tempo che racchiude in esso la collocazione spazio-temporale ed il perché di quasi ogni avvenimento facente parte del mondo dei videogiochi. Insomma, ogni cosa deve essere analizzata con una precisa collocazione storica e non con un’analisi approssimativa che solitamente si riduce a ‘’si stava meglio quando si stava peggio’’. No, non sono d’accordo in quanto a giusto tempo e luogo delle cose gli si riesce a trovare un senso, anche a quelle che in primo acchito non ci convincono.

Partiamo dalla grafica e pensiamo alla potenza offerta dalle vecchie console 8/16 bit e dai vari computer come C64, Amiga, Amstrad e tanti altri sistemi. Siamo proprio sicuri che la grafica non fosse così importante? La grafica era sicuramente importante ed all’ epoca, ciò che oggi sembra datato, con qualche anno sulle spalle, allora, a volte, era il massimo a cui si poteva  mirare. Col passare degli anni anche la tecnologia progrediva e lo faceva di pari passo con l’estro creativo degli sviluppatori. Maggior potenza e più soluzioni da poter implementare nei videogiochi alimentarono sicuramente in maniera positiva anche la curiosità e la voglia di sperimentare dei vari programmatori, level designer e grafici. Durante gli anni 90 e fino ai tempi di Playstation 2, Game Cube ed X-Box gli sviluppatori si trovarono come all’ ingresso di un nuovo mondo tutto da esplorare, mondo che ha portato poi ad alcuni degli attuali notevoli risultati dinanzi agli occhi di tutti. Idea, sviluppo, evoluzione. Dal passato al presente la grafica, o meglio la potenza dei toolkit di sviluppo e di tutte le tecnologie necessarie allo scopo credo proprio siano sempre stati degli strumenti molto importanti. Lo erano allora e lo sono oggi. Erano anni differenti, anni dove lo stupore creato da questo nuovo mondo elettronico e virtuale portava gli sviluppatori ad osare sicuramente di più; vi erano ancora troppe cose da scoprire, soluzioni che grazie allo scorrere del tempo e quindi all’ evoluzione ci hanno portato ne più ne meno dinanzi allo scenario attuale che poi, secondo me, così brutto come a volte alcuni lo descrivono, proprio non è. Pensiamo a titoli come The Last of Us, Tomb Raider, Uncharted, Horizon Zero Down, i vari Soul, Batman, Life is Strange, le varie simulazioni di guida, Mass Effect, The Witcher e tanti altri. Giochi che ovviamente si rifanno al passato, ma che ne evolvono e ne approfondiscono ogni dinamica, ogni singolo aspetto, offrendo a noi videogiocatori mondi dove perdersi sensorialmente come mai prima d’ora e questo grazie ad una grafica sempre migliore, un level design più complesso e/o più elaborato e funzionale e storytelling spesso di qualità. Chi nega questa cosa credo debba chiedersi realmente se ancora ami videogiocare, ma non perché sono i videogiochi ad essere brutti. La risposta la cercherei altrove.

Ed ora musica maestro! Sono un grande estimatore della musica chiptune, ma dire che tempo fa le colonne sonore erano migliori in quanto ci si doveva spremere di più le meningi per creare la ritengo una cavolata. E’ vero, in passato ci si adoperava per ovviare alla poca potenza audio disponibile, ai pochi canali che i chip offrivano  ed era richiesto un grande estro creativo. Yuzo Koshiro, Koji Kondo, Rob Hubbard,Chris Hulsbeck, Jeoren Tel, Ben Balglish , Martin Galway, David Wise, Takenobu Mitsuyoshi, Yoko Shimomura, Tamayo Kawamoto  e tantissimi altri, artisti grandiosi capaci di creare con ciò che l’epoca offriva, colonne sonore indimenticabili, dei veri pezzi cult che ogni videogiocatore dovrebbe ascoltare per conoscere. Trascorse il tempo e con esso cambiarono i supporti su cui incidere e registrare, si perfezionarono gli strumenti fino ad arrivare alle attuali composizioni. Oggigiorno si stendono complessi spartiti, si necessita spesso di un’orchestra per creare intere composizioni originali, una sinfonia di suoni che sottolinei in maniera impeccabile l’azione che il videogiocatore sta osservando sullo schermo del televisore così da creare quell’ atmosfera capace di trasportarti per qualche attimo in un’altra dimensione. Insomma, anche oggi si deve ricorrere all’ estro creativo dei compositori, alla loro cultura al loro bagaglio tecnico, all’ arte del saper far musica, all’ arte della musica ed i risultati sono spesso eccezionali, galvanizzanti, commoventi, disturbanti, rasserenanti, che donano la giusta aura ad una determinata scena. Insomma, anche sotto questo punto di vista non possiamo di certo lamentarci di dove l’evoluzione musicale in ambito videoludico ci abbia attualmente condotto. Inoltre ora anche neofiti come me possono divertirsi a comporre e suonare su di un Game Boy, o con programmi di facile reperibilità atti alla composizione di musica elettronica, fruibili sia da novizi che da professionisti. Possiamo goderci senza problemi sia la musica dei vecchi videogiochi che di quelli più recenti, il tutto a portata di clic. Infine, per gli amanti della musica chiptune direi che questa è tutt’altro che morta. Grazie al mercato degli indie, questa corrente musicale è più viva che mai ed anche la scena underground è attualmente in forma per merito di artisti del calibro di Kenobit, Culomono, CTrix, Arottenbit, Pornophonic, 8 bit weapon e molti altri. In fin dei conti non ce la passiamo per niente male.

Un’altra importante considerazione da fare risiede sicuramente nel ricambio generazionale. Quando magari chi tra noi un po’ più grande era un ragazzino, si ricorderà senza altro che videogiocare ci attribuiva quello status di sfigatelli e che magari, chi più grande di noi, considerava quelle per noi meravigliose macchine da gioco, delle vere e proprie diavolerie buone solo per perdere tempo, diottrie e punti Q.I. Ebbene oggi tali persone, con tutti gli accorgimenti dell’epoca, potremmo essere noi. Gli anni passano, le generazioni cambiano e con esse modo e gusto di videogiocare. Cambiano in meglio? Cambiano in peggio? Questo, nella maggioranza dei casi, rientra in un’ ottica soggettiva e di conseguenza noi possiamo solo scegliere se ciò che vediamo ci piace o ci fa rimpiangere i tempi andati.

Chiudo infine toccando la spinosa questione dei manuali delle istruzioni, campo dove soggettivamente non riesco a trovare nulla che vada a favore della situazione attuale. Un manuale ben fatto, di quelli come se ne facevano fino all’era dei sistemi 128 bit, non era un semplice pezzo di carta. La prima cosa che un buon videogiocatore faceva non appena il nuovo titolo veniva aperto, era proprio quella di curiosare tra le pagine del manuale. Spesso, oltre ai comandi di gioco, vi erano raccontate la trama e le storie dei personaggi, il tutto accompagnato spesso da notevoli disegni ed il ripetuto sfogliare le pagine si traduceva spesso in ricordi, odori, sensazioni che tuttora rimembriamo. Ora, per ritrovare il piacere dello sfogliare pagine per ammirarne i contenuti dedicati ad un gioco che ci piace, dobbiamo servirci di costosi artbook o comprare dispendiose limited/collectors edition. Non tutto però è perduto in quanto in ogni momento libero che abbiamo ed in ogni dove possiamo immergerci in artwork, notizie e curiosità dedicate al titolo che vogliamo esplorare, grazie ad un pc o ad uno smartphone.

Alla fine dei conti, faccio basta a tediarvi anche se il discorso potrebbe continuare grazie ad ulteriori sfaccettature da prendere in considerazione, viviamo dunque in un’epoca che ci permette di scegliere tra una moltitudine di possibilità che in passato potevamo solo sognare. Possiamo muoverci tra emulatori, decine di validi indie dal sapore retrò o più attuale, titoli di ogni genere, piattaforme di gaming online come Steam, GOG, giochi online o single player, remaster, reboot, remake, titoli per smartphone e chi più ne ha più ne metta. Se poi si è dei fanatici dei tempi andati e se ne hanno le possibilità ci si può sempre dedicare al collezionismo in modo da affiancare il vecchio al nuovo o per vivere solo dei ricordi del tempo che fu. Insomma, abbiamo un’enorme possibilità di scelta ed io scelgo di essere ancora un videogiocatore, vittima di nostalgici e meravigliosi ricordi del passato, ma ancora capace di stupirsi dinanzi alle attuali produzioni, in molti casi, tutt’ altro che obsolete ed apatiche.

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